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Cura continua alla British Airways: tagli e biglietti online
 

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Cura continua alla British Airways: tagli e biglietti online

La società inglese ha puntato su un forte intervento sui costi e sull’uso massiccio di Internet per contrastare le compagnie a basso costo e restare competitiva. Lo scorso dicembre, quando il titolo è stato riammesso dopo nove mesi nell’indice Ftse100 della Borsa di Londra, ai vertici di British Airways (Ba) l’hanno vissuto come un piccolo evento simbolico. Niente di straordinario: giusto il riconoscimento che nei sei mesi precedenti le azioni del gruppo avevano guadagnato il 44%, abbastanza da rientrare nella lista delle 100 maggiori compagnie quotate sul mercato azionario britannico. Ma anche un segno di ritrovata fiducia da parte degli investitori, dopo oltre due anni da incubo. Come tutte le altre grandi compagnie aree europee (per non parlare delle americane, in buona parte costrette a rifugiarsi nel Capitolo 11 della legge fallimentare) anche Ba ha attraversato una crisi infinita, scandita dall’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, dalla recessione economica, da una sequenza di altri attentati (come quello nel paradiso turistico di Bali), dalla costante paura di nuove azioni terroristiche, persino dall’epidemia di polmonite atipica (Sars) in Asia e Nord America. Uno scenario che ha avuto l’effetto di ridurre drasticamente i flussi turistici e quelli d’affari, devastando i bilanci di quasi tutte le società di trasporto aereo. Tanto che secondo la Iata, l’organizzazione internazionale del settore, dall’11 settembre a oggi le compagnie hanno collezionato complessivamente perdite per 30 miliardi di dollari. Nella sola Europa, due nomi «storici» come Swissair e Sabena hanno dichiarato forfait. Ma a differenza degli altri grandi carrier del continente, British Airways ha dovuto, e deve, fare i conti anche con l’assalto delle compagnie « no frills » come EasyJet o RyanAir, che offrono voli a prezzi super-scontati. Una concorrenza feroce, alla quale il gruppo britannico è più esposto di chi opera in mercati più «protetti», come per esempio Francia e Italia, e di chi vanta alle spalle un consistente azionariato pubblico, come appunto Air France o Alitalia.
British Airways, insomma, è forse il gruppo di trasporto aereo europeo che con maggiore efficacia sta reagendo a quella che è ormai considerata una crisi epocale, dove il terrore di attentati non fa che ampliare quelle che sono le debolezze strutturali del settore, dalla sovracapacità dell’offerta alla scarsa attenzione per la dinamica dei costi. Negli ultimi due anni la compagnia guidata da Rod Eddington ha tagliato 13 mila posti di lavoro, riducendo il personale agli attuali 44 mila addetti. Ed ha introdotto, in maniera quasi ossessiva, sempre nuove misure per migliorare l’organizzazione del lavoro ed abbassarne i costi. Proprio su questo fronte (uno schema per aumentare la produttività del personale soprattutto all’aeroporto londinese di Heathrow) è scattato la scorsa estate un aspro scontro fra i dipendenti e l’azienda. Un’ondata di scioperi selvaggi che, scattati il 18 luglio quando oltre 500 aerei Ba sono rimasti a terra, sono costati almeno 30-40 milioni di sterline di mancati ricavi.
Ma in questi due anni, la compagnia ha soprattutto imboccato la stessa strada seguita dalle società low cost per ridurre, attraverso la prenotazione via Internet, i prezzi dei biglietti e rendere più flessibile la propria offerta. Il risultato è che oggi su certe rotte e in certi periodi volare Ba può costare addirittura meno che con RyanAir o altre « no frills ».
E proprio Internet è considerata una delle carte su cui le aziende di trasporto aereo giocheranno il loro futuro. Così almeno scommettono tutti gli economisti del settore. Già oggi, secondo le stime della società di ricerche Forrester, la Rete rappresenta un enorme «punto d’incontro» per milioni di potenziali viaggiatori, un «mercato» in grado di assorbire l’intero eccesso di capacità d’offerta delle compagnie. Nel 2003 la spesa online per biglietti aerei in America ha superato i 27 milioni di dollari. E per il 2005, la società di consulenza PhoCusWright si attende che il 30% di tutti i viaggi aerei per motivi d’affari verrà acquistato via Internet. Un’escalation impressionante. «Se nel 2001 appena l’1% delle prenotazioni di biglietti da parte delle aziende è avvenuta attraverso la Rete - osserva Ken Chenault, leader di American Express - nel 2003 questa quota è salita al 20%».

Giancarlo Radice
Gentilmente tratto dal quotidiano Il Corriere della Sera
 

 

 

 

 

 

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